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Oriental Medicine Doctor OMD, Operatore Olistico Bio Naturale
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Il labirinto del dolore.

Walter Falletti
Pubblicato da in Medicina integrata · 15 Gennaio 2019
“Imparate a guarire nello stesso modo con cui avete imparato ad amare: La stessa mano che vi ha ferito, vi recherà soccorso, una stessa terra nutre erbe salutari e nocive e spesso l'ortica fiorisce vicino alla rosa”. Ovidio.
 
Qual è l’origine del dolore ? perché sentiamo dolore ?
 
Il dolore presenta una parte legata alla percezione (la nocicezione) che fa parte della modalità sensoriale di ricezione e trasporto al sistema nervoso centrale di stimoli potenzialmente lesivi per l’organismo ed una parte legata all’esperienza che è lo stato soggettivo e privato psichico collegato alla sensazione spiacevole.
 
Rifarsi al dolore come parte fondamentale dell’evoluzione non è qui la sede per approfondirlo,  ma è stato uno dei cardini della sopravvivenza nel corso delle ere dell’essere umano.
Il segnale era chiaro, a seguito di una aggressione o di un danno all’integrità fisica era necessario adesso come all’epoca, reagire, ed è per questo che i vari recettori sono in grado di identificare il pericolo a livello meccanico, chimico, termico …
 
Fin dai tempi più remoti l’uomo ha cercato di attenuare il dolore, spesso rifuggire dalla sofferenza che si generava, per questo ha combattuto in modo estenuante creando un vero e proprio antagonismo, una lotta con tutto se stesso per abbatterlo e uscire da quell’impasse che lo attanagliava, lo faceva urlare, lo portava ad una debolezza psicofisica ed emotiva che lo immobilizzava,  ma inesorabilmente si ritrovava sguarnito ed impossibilitato a controllarlo.
 
Un antico detto dice : “Divinum opus est sedare dolorem”, l’attività svolta nel cercare di sedare il dolore avvicina alla divinità.
In realtà nella nostra cultura cattolico cristiana per secoli si è considerato il dolore come una prova a cui Dio sottopone l’uomo in vista di un premio nella vita nell’aldilà.
Spesso i concetti di sacrificio e dolore si sono sovrapposti, a scapito del vero significato di “sacrum facere”, rendere sacro qualcosa o qualcuno, offrendolo alla divinità, il dono di sè.
 
Rispetto a questo concetto l’immolazione di una vittima, i riti sacrificali, e le condanne a morte, erano un modus operandi per comunicare con il divino spesso per chiedere favori o grazie.
Dal Cristianesimo, all’induismo al Buddismo zen, all’islam troviamo l’idea e la pratica del sacrificio.
 
Qui in occidente considerando la vicinanza che è stata creata tra la divinità ed il dolore per molto molto tempo la ricerca terapeutica farmacologica e fisiopatologica per sollevare l’uomo dalla sofferenza è stata accantonata a favore di altre pratiche.
La sentenza biblica “tu partorirai con dolore” poneva la donna in una condizione di totale prostrazione rispetto all’uomo. E nel periodo, per esempio, in cui il cloroformio voleva affermarsi in ginecologia, si creò un forte contrasto conservatore, e fu famosa la notizia che la regina Vittoria lo utilizzò in uno dei suoi parti di fatti favorendone la diffusione tra le dame dell’alta società europea.
 
I medici ben poco potevano fare per alleviare i patimenti, fino all’epoca moderna. “Consoler et amuser”, solamente consolare e rassenerare il paziente, come diceva qualche operatore d’oltralpe.
Si ricorreva agli impacchi di ghiaccio, all’alcol, alla mandragora, alla canapa indiana, all’oppio, di quest’ultimo ne parla nel 30 d.c. il naturalista esperto di arte medica Celso, nel “De medicina”.
 
Secoli dopo Paracelso (letteralmente “più che Celso”) Philippus Theophrastus Bombastus von Hohenheim (1493-1541), inventò "l’acqua bianca", l’etere, facendo reagire l’acido solforico con alcol, ma anche il laudano (tintura di oppio), utilizzato in campo terapeutico. In tutta Europa grandi dame ed artisti lo utilizzarono per curare pene d’amore ed abbattimenti fisici e spirituali, ma anche uomini d’armi e condottieri come Napoleone ed Orazio Nelson, tormentato dai dolori dopo la maldestra amputazione del braccio ferito, nel 1797, nel corso dell’ attacco a Santa Cruz di Tenerife.
 
Nella seconda metà del settecento il medico tedesco Franz Anton Messmer, fu sostenitore dell’ipnosi cioè dell’impiego terapeutico del magnetismo animale; quindi, quello del protossido d’azoto, detto anche "gas esilarante" per la sua capacità di modificare il tono dell’umore.
 
Poi l’anestesia, gli antidolorifici, che suscitavano dilemmi etici (per lo meno all’inizio), perché se da un lato era giusto alleviare la sofferenza del malato, dall’altro, nello stesso tempo non bisognava danneggiarlo (“Primum non nocere”) ed in questo come era possibile prevedere gli effetti precisi degli oppiacei ?... per molti medici  il dolore essendo un sintomo un segnale era importante ed eliminandolo poteva influire negativamente sul processo di guarigione.
In effetti se analizziamo il dolore come un sintomo e lavoriamo per cancellarlo, non riusciamo più a risalire alle cause di una problematica, che sovente risiede da un'altra parte, in questo la visione olistica è basilare per osservare l’essere umano nella sua interezza e riportarlo ad una autoguarigione.
 
Si dice che il dolore sia di natura transitoria, acuta, recidiva, persistente, cronica, e nel senso comune è sinonimo di sofferenza.
 
Tecnicamente il dolore è clinicamente un segno cardine dell’infiammazione, meccanismo di difesa che costituisce una risposta protettiva dovuta all’azione dannosa di agenti fisici, chimici e biologici volta al processo riparativo ed all’eliminazione della causa iniziale di danno cellulare o tissutale.
 
I segni dell’infiammazione sono :
 
calor: calore della parte infiammata, aumento della temperatura in seguito all'ipertermia e ad un aumento del metabolismo cellulare
rubor: arrossamento dovuto all'aumento di sangue nell'area
tumor: rigonfiamento dovuto all'edema, tumefazione
dolor: dolore per alterazioni biochimiche locali
functio laesa: alterazione funzionale, inibizione della funzionalità dell'area colpita (specie se si tratta di un'articolazione) a causa del dolore e degli squilibri indotti dai meccanismi facilitatori dell'infiammazione (es. edema) sull'integrità delle strutture infiammate.
 
È interessante osservare come molto spesso ci si sollevi dal dolore attraverso un dolore maggiore legato al processo di guarigione.
In questo trovo una forte analogia con una legge dell’omeopatia Similia similibus curantur, i simili si curino con i simili.
In effetti quando accusiamo un dolore, solo per fare un esempio, attraverso la giusta azione in quel punto, o in zone riflesse, portiamo il nostro corpo pian piano ad eliminare il problema non prima di una dose spesso fastidiosa di sofferenza a volte maggiore del malessere stesso.
Bisogna stare attenti perché il nostro corpo presta attenzione ai dolori più forti ed intensi camuffando quelli più tenui che nel quadro generale possono essere molto importanti.
 
Secondo la medicina cinese molto più antica della nostra occidentale il dolore è dovuto ad una ostruzione ed è sempre innescato da un alterato circolo energetico ed ematico.
Una mancanza di fluidità, un ristagno, un blocco, ad indicare che tutto ciò che non scorre crea stasi, stasi di sangue, di energia (QI), di cibo e catarri, che nascondono spesso un eccesso.
 
La loggia del Metallo (Polmoni - intestino crasso) ricordiamo che il polmone è in relazione con pelle e peli, nel meccanismo del dolore ha un ruolo importante a livello energetico, perché conduce gli stimoli esterni alle strutture di elaborazione della Loggia dell’Acqua (Reni - Vescica) che simboleggia il sistema nervoso, e poi dall’Acqua partono gli stimoli che si traducono in azioni efferenti per effetto della Loggia del Legno (Fegato - Cistifellea) collegata ai muscoli, ai tendini, ed alla placca neuromotrice.
Per analizzare al meglio la conoscenza antica cinese bisogna addentrarsi però (un poco) nella distinzione del dolore da pieno o eccesso e da vuoto o deficit.
 
- Il dolore da eccesso deriva dalla penetrazione di energie esterne che tendono a creare un eccesso alla normale condizione energetica del corpo umano. Il freddo, il vento, l’umidità ma anche un trauma sono i classici dolori da eccesso.
Quando subiamo un colpo traumatico vi è un accrescimento energetico nella regione interessata creando appunto dolore.
Generalmente il dolore da eccesso è a rapida insorgenza, molto intenso, invalidante, che tormenta la psiche, che peggiora con la pressione ma anche spesso con il riposo.
Dal punto di vista prognostico e terapeutico è mediamente assai sensibile ai trattamenti e scompare con rapidità, per cui la prognosi è molto positiva.
 
- Il dolore da deficit deriva invece da una carenza energetica o sanguigna.
Tipico dolore è la cefalea, la lombalgia o la gonalgia che migliorano in seguito al riposo.
La carenza di energia causata da eccessivo lavoro o attività sportiva prolungata, provocano una alterata e rallentata circolazione del QI (energia) e del sangue.
Il QI non sospinge adeguatamente il sangue causando la comparsa di dolore.
Generalmente è progressivo, non molto intenso ma costante, fastidioso, e migliora con l’applicazione di calore o pressione e con il riposo.
Purtroppo è relativamente sensibile ai trattamenti e ci può volere molto tempo per un giovamento, e spesso risalendo alla causa che ha provocato il vuoto si scoprono problematiche di un certo rilievo e peso.
 
Dolore acuto: brusco richiamo all'attenzione da parte del corpo
 
Dolore cronico: rifiuto a cambiare, vecchie paure e comportamenti
 
Il dolore lo possiamo considerare anche una spinta all’evoluzione, un informazione, una percezione, man mano manipolata ed alterata dai nostri sensi, molto spesso talmente in profondità che non si presenta ad un corpo silente per anni, ma agisce, e poi sfocia a volte dopo decenni in patologie importanti.
 
È importante prestare attenzione ad ogni minimo dolore presente nel corpo, perché dietro a questo vi può essere un importante delucidazione per una svolta nella nostra vita.
 
Nell’arco dell’esistenza quante volte siamo stati in balia di emozioni, pensieri erronei, mancanza di consapevolezza, assenza e continue reazioni all’ambiente in cui si vive.                                     
Tutto ciò ha creato un innumerevole lista di scorie che ci portiamo appresso le quali molto spesso ci sospingono a livello inconscio facendoci compiere una azione piuttosto che un'altra. Questi veri e propri depositi sono tra le cause di innumerevoli disturbi che poi sfociano nel corpo fisico. Sono uno zoccolo duro, un nocciolo molto spesso di sofferenza da cui partire per osservare il mondo intorno o dentro di sé.
Una visione del tutto distorta della realtà che molto spesso ci fa reagire alle varie difficoltà della vita in modo non pertinente ed esagerato, un bacino da cui attingere energia e disarmonia che inevitabilmente si riversano in processi degenerativi a livello del fisico.
 
Un infinità di correlazioni cerebro organiche ci riportano a disturbi che trovano la loro foce nel corpo, ma la sorgente la troviamo nella nostra psiche e nello svolgimento dell’esistenza, a livello emotivo e mentale.
 
Un attrito molto forte tra ciò che abbiamo all’interno e che pulsa di più vero, e la nostra personalità inadeguata a sorreggere le intemperie di una vita e non strutturata al meglio e decondizionata per far esprimere la nostra essenza cioè noi, può creare malattie.
 
Errate continue identificazioni e continue fughe dalla realtà nell’attaccamento al dolore per continuare per esempio a ricevere attenzioni e considerazione poi si aggiungono e ci allontanano costantemente in questa ricerca di armonia.
 
Prendere su di sé il dolore altrui è sicuramente segnale di compassione, ma qual è il prezzo da pagare se manchiamo di consapevolezza….inevitabilmente per osmosi e biorisonanza questo avviene … anche solo vivendo vicino ad un parente sofferente…
 
ma chi è il sommo giudice che decide se sollevare un'altra persona dalle sofferenze, ammesso che ne siamo in grado….?
 
Molto spesso basterebbe solamente un po’ più di cuore ed empatia per allinearci  ad un armonia con la quale spesso il nostro ego stridula, che ci fa tentennare ed astenerci…
 
“Le affilate cesoie della sofferenza devono separare il reale dall’irreale; la frusta del dolore deve risvegliare a vita intensa l’anima sonnolenta; le radici della vita devono essere strappate dal terreno del desiderio egoistico, e allora l’uomo sarà libero”.
 
Di Walter Falletti - Oriental Medicine Doctor OMD




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