Metodi di verifica - Walter Falletti

Oriental Medicine Doctor OMD, Operatore Olistico Bio Naturale
Consulente in Life Coaching e Naturopatia

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ALCUNI METODI DI VERIFICA DELLE CAPACITÀ  BIOPRANOPRATICHE

(Pubblicato su Metapsichica,  1996, pag 107-117) di William Giroldini
Nell’ambito della medicina naturale un posto di rilievo è occupato dalla biopranopratica detta anche pranoterapia, che consiste essenzialmente nella imposizione delle mani sul corpo del malato, nella maggior parte dei casi senza contatto diretto, e senza la somministrazione di farmaci di qualsiasi genere. Questa tecnica, chiamata con diversi nomi, si ritrova sostanzialmente nelle tradizioni più antiche della medicina di quasi tulle le culture umane.
Nella nostra cultura occidentale, permeata dal moderno pensiero scientifico e da un grande sviluppo della medicina basata su tecnologie estremamente sofisticate, sopravvive comunque la pranoterapia, seppure molto osteggiata dalla medicina ufficiale, che la considera priva di basi scientifiche e soprattutto di una effettiva azione terapeutica.
Da queste accuse i pranoterapeuti (e le associazioni in cui sono variamente associati) si difendono mostrando una vasta casistica di malati su cui la pranoterapia avrebbe conseguito risultati eccellenti, i critici ribattono attribuendo tali risultati positivi (che indubbiamente non si possono negare) al cosiddetto "effetto placebo", un fenomeno di origine psicologica che consiste essenzialmente in un miglioramento dei sintomi di molte malattie a opera di una riconosciuta capacità della nostra mente di poter agire sul corpo (soma) attraverso una grande varietà di meccanismi biochimici ed ormonali che sono sotto un controllo almeno parziale del sistema nervoso centrale, e quindi dipendenti a loro volta da fattori psicologici.
Per esempio gli stati depressivi tendono a diminuire l’attività del sistema immunitario, aumentano la sensibilità al dolore, ed influenzano in senso negativo una vasta serie di altri meccanismi biochimici.
Uno stato di serenità e fiducia in sé stessi agisce in senso opposto, normalizzando o migliorando molti aspetti della nostra biochimica. Pertanto può essere sufficiente la fiducia nelle capacità del pranoterapeuta e sua abilità a circondarsi da un alone di fama e rispetto, per conseguire un miglioramento del livello psicologico del malato, e da qui anche un miglioramento del livello somatico su una vasta serie di malattie le più diverse fra loro.
Pur non negando esistenza dell’effetto placebo, che è stato dimostrato dalla medicina scientifica con un gran numero dì sperimentazioni in doppio cieco in cui si confronta l’azione di un farmaco con un prodotto inerte (all’insaputa del paziente), i pranoterapeuti sostengono tuttavia che questa visione è riduttiva, e che la pranoterapia può indurre sul paziente degli effetti positivi che vanno ben oltre l’effetto placebo.
Se la pranoterapia fosse interamente riconducibile a tale effetto, a mio parere sarebbe comunque giustificata la sua esistenza, nonché la libertà individuale di ricorrere ad essa, in quanto l’effetto placebo potrebbe essere considerato, a tutti gli effetti, una terapia (sintomatica) generale di molte malattie, specie di quelle a base psicosomatica e dove entra una componente dolorifica in tutte le sue forme.
È peraltro molto interessante stabilire scientificamente se la pranoterapia possa indurre effettivi miglioramenti o complete guarigioni al di là dell’effetto placebo. In tal caso, si potrebbe supporre esistenza di una componente squisitamente paranormale in tale risultato, dato che la tecnica normalmente utilizzata non implica alcun tipo di contatto fisico col paziente.
Storicamente sono state descritte un certo numero di tecniche per dimostrare la obiettiva capacità del pranoterapeuta di indurre guarigioni, escludendo effetto placebo.
Sempre dal punto di vista storico, uno dei concetti più comuni che circolano nell’ambiente dei pranoterapeuti, è che il sensitivo-pranoterapeuta sia in grado di emettere un quid, variamente denominato fluido "prana", "bioenergia" etc. che sarebbe responsabile dell’azione guaritrice.
Alcune di queste tecniche sono state specificamente ideate ed utilizzate per dimostrare l’esistenza di tale fluido, e quindi la obiettiva esistenza dell’azione guaritrice. In questo articolo descriverò le principali tecniche che sono state utilizzate e fornirò un parere circa la effettiva capacità della tecnica di dimostrare qualcosa.

TECNICHE   STRUMENTALI   NON   BIOLOGICHE

La tecnica della Camera Kirlian

Questa tecnica è stata inventata negli anni trenta da un fotografo russo Semeyon Kirlian, e consiste in una elettro-fotografia (oggi a colori) che mette in evidenza il cosiddetto "effetto corona" prodotto dalla scarica ad alta tensione (oltre 6000 volts) e ad alta frequenza (circa 10000 Hz) che avviene fra l’oggetto da fotografare ed una piastra conduttrice della macchina.
L’oggetto da fotografare può essere inanimato oppure (è il caso più comune) è la mano del sensitivo-pranoterapeuta oppure del paziente.
Si ottengono immagini molto suggestive e pittoriche che mostrano tipicamente un alone luminoso più o meno accentuato attorno alle dita e alla mano del soggetto.
Da queste foto gli aspiranti pranoterapeuti ricavano spesso la convinzione di possedere straordinarie capacità concesse solo a pochi comuni mortali. Il problema principale con la foto Kirlian è che manipolando opportunamente i parametri della macchina (tempi di esposizione, tensione delle correnti e loro frequenza, qualità della pellicola, modalità di sviluppo) si possono modificare i  risultati entro ampi limiti. Peraltro, anche se si tengono rigorosamente costanti i parametri della macchina e dello sviluppo, si osservano differenze significative sullo stesso soggetto a distanza di ore e giorni.
Come interpretare le differenze individuali nella forma e qualità degli aloni luminosi che circondano le dita della mano?
Il principale parametro che determina l’alone attorno le dita è dato dalla umidità cutanea (la pelle emette continuamente vapore acqueo, e questo è un gas conduttore che contribuisce in modo determinante all’effetto corona).
L’effetto corona si ottiene anche fotografando oggetti metallici, i quali sono conduttori, ma non  emettono sicuramente  prana.
Se si riveste la mano con un sottile guanto di materiale plastico isolante (esempio guanti da chirurgo in polivinile) l’effetto corona scompare quasi del tutto. Pertanto non ha senso considerare l’alone attorno alle dita come una prova diretta dell’esistenza del "fluido" in quanto si tratta soprattutto di vapore acqueo, che può essere bloccato da un sottile strato di materiale isolante, il presunto "fluido" o "prana", se fosse quello fotografato dalla Kirlian, non dovrebbe certo essere facilmente bloccato in questo modo, dato che nella comune descrizione data dai pranoterapeuti viene immaginato come un quid in grado di agire a distanza, e  di penetrare in profondità  nel corpo del malato.
Detto questo, occorre dire che la foto Kirlian può mettere in evidenza variazioni di conducibilità elettriche della pelle che sono in diretta relazione con variazioni della sudorazione, che a loro volta sono fortemente connesse con variazioni dello stato emozionale, oppure con altri parametri psicofisiologìci.
In particolare la relazione che esiste fra conducibilità elettrica cutanea e stati emozionali è nota in psicofisiologia da moltissimi anni e correntemente utilizzata da molti medici e psicologi tramite opportuni strumenti attualmente in commercio.
Esiste anche una diffusa interpretazione delle foto Kirlian secondo criteri proposti dal medico tedesco Mandel, che mette in relazione forma ed ampiezza degli aloni luminosi attorno alle dita di mani e piedi con tutta una varietà dì disfunzioni organiche.
Sulla validità di tale correlazione è molto difficile esprimere un’opinione, trattandosi comunque di teorie che si pongono al di fuori della medicina convenzionale.
Si può solo affermare con una certa sicurezza che la foto Kirlian non può costituire una prova dell’esistenza del "prana" così come sostenuto nell’ambiente dei pranoterapeuti, mentre potrebbe costituire un mezzo dìagnostico indiretto per molte malattie, sempre che si possa dimostrare la corrispondenza fra "segni" sulla foto e le varie malattie.

La tecnica elettroencefalografica (EEG)

Questa tecnica è stata applicata estesamente per primo dal Dr. Marco Margnelli per conto deII’ANPSI (Margnelli, 1987). In seguito ho utilizzato anch’io questa tecnica nell’ambito di una serie dì ricerche più estese che implicavano anche lo studio della psicocinesi.
Questa tecnica permette di vedere innanzi tutto le capacita di concentrazione mentale di un soggetto, vale a dire principalmente il ritmo alfa, oltre che altri parametri elettroencefalografici quali la simmetria e correlazione fra l’attività dei lobi cerebrali destro e sinistro, ed i ritmi theta e beta.
Una ricerca eseguita dall’autore (Giroldini, 1994) che conferma dati precedenti raccolti dal Dr. Margnelli, ha mostrato che nei migliori sensitivi pranoterapeuti il ritmo alfa è molto sviluppato, e si presenta spontaneamente appena il soggetto chiude gli occhi e comincia rilassarsi, oppure quando esercita la sua azione prana su di un soggetto.
Per contro, il ritmo alfa è decisamente meno sviluppato e profondo nei soggetti "normali" e nei pranoterapeuti dilettanti, cioè con poca esperienza o capacità. Il ritmo alfa è dato da onde elettriche misurabili a livello dello scalpo, generate dalla corteccia cerebrale, nella banda di frequenze comprese fra 8 e 12 Hz (oscillazioni al secondo) con una ampiezza compresa fra 10 e 60 microvolt.
Questo ritmo è tipico del rilassamento profondo, ad occhi chiusi, ed è particolarmente sviluppato nei soggetti che praticano tecniche quali lo Yoga o la Meditazione, o altre tecniche di autocontrollo mentale.
Nei migliori pranoterapeuti che ho potuto esaminare, il ritmo alfa si instaura spontaneamente nel giro di pochi secondi, appena sono chiusi gli occhi, con una ampiezza ed una stabilità molto elevate, a differenza di quanto succede nella maggior parte delle persone dove si presenta in "fusi" della durata di uno-due secondi seguiti da intervalli di assenza dell’ordine dei 10-30 secondi.
Cosa ancor più sorprendente, il ritmo alfa permane in alcuni pranoterapeuti anche quando operano su di un soggetto ad occhi aperti, condizione questa (apertura degli occhi) che è normalmente sufficiente per far sparire il ritmo alfa.
La stretta relazione fra capacità pranoterapeutiche (valutate sulla base dell’esperienza e dei risultati clinici ottenuti dal pranoterapeuta) e ritmo alfa, sembra essere attualmente l’indice più obiettivo e di facile misurazione oggi disponibile per valutare velocemente le capacità praniche.
Questa misura naturalmente non permette di evidenziare direttamente alcun "fluido" nè alcuna capacità paranormale in senso stretto, ma solo di valutare una caratteristica psicofisiologica, secondo tecniche standard, che corrisponde alla attitudine di un soggetto a entrare facilmente in uno stato di rilassamento profondo, isolandosi notevolmente dal mondo esterno, in cui diventa  piu’ facile avere accesso ad una serie di esperienze parapsicologiche di tipo generale (ESP e PK).

Test di psicocinesi  (PK) computerizzata

Ho proposto ed iniziato per primo questa tecnica nel 1992 per conto dell’ANPSI, in associazione al test EEG, a completamento di una sperimentazione di cui ho parlato in alcuni articoli (Giroldini, 1991).
Consiste in un test della durata di circa 10 minuti che si esegue al computer, dove un soggetto cerca di influenzare mentalmente un dispositivo elettronico che è collegato al computer.
Il dispositivo elettronico è un generatore di segnali elettrici casuali, mediante il quale il programma che gira sul computer modifica la traiettoria di una traccia (o altro disegno) che compare sul monitor. La traccia ha un andamento casuale verso l’alto o verso il basso dello schermo. Il presupposto teorico è che sia possibile, mediante una azione psicocinetica, agire sul generatore di segnali in modo da modificare la traccia in una direzione predeterminata (per esempio verso l’alto).
Il test è ispirato ad una serie di analoghe sperimentazioni sulla psicocinesi descritte nella letteratura scientifica.
Trattandosi esplicitamente di un test di psicocinesi, la relazione con le capacità pranoterapeutiche è quindi indiretta, ed è basata sull’ipotesi che i pranoterapeuti possano ottenere  risultati migliori  (in questo test) rispetto alle persone normali. Sembra che le cose stiano effettivamente così.  Dal 1990 al 1993 ho potuto condurre personalmente questo test su circa 70 pranoterapeuti (o aspiranti tali) ed ho ottenuto dei risultati che mostrano chiaramente come il risultato medio del test migliori sensibilmente all’aumentare dell’esperienza del pranoterapeuta.
Per pranoterapeuti aventi una esperienza compresa fra 0 e 1 anno (N=57), il risultato medio del test è +0.048, per quelli (N=R) con esperienza compresa fra 1 e 3 anni, il risultato medio vale +1.83, e per quelli (N=5) con esperienza oltre i 3 anni, il risultato sale a +3.11. (Questi numeri esprimono una deviazione percentuale dalla attesa casuale, che vale esattamente 0.0 in assenza di effetti psicocinetici). Questi risultati confermano che l’effetto PK esiste ed  è decisamente migliore nei più bravi pranoterapeuti. Il test ha valore solo indicativo, in quanto diversi sensitivi, anche bravi, si trovano a disagio nell’agire mentalmente su un sistema elettronico che assomiglia ad un videogame.

Test della azione a distanza su un colloide di ossicloruro di bismuto

Questo test è stato proposto presso l’Università di Milano da A. Ansaloni e P. Vecchi, e consiste nel modificare la velocità di sedimentazione di un colloide di ossicloruro di bismuto (Ansaloni e Vecchi, 1991). Il soggetto (o il pranoterapeuta} impone le mani, a distanza, per circa 20 minuti su dell’acqua distillata.
L’acqua così ottenuta viene denominata “acqua bioattivata’ ed essa viene quindi utilizzata per effettuare il test con il bismuto, confrontando il risultato con quello ottenuto con acqua  distillata non trattata.
Gli sperimentatori hanno riportato i risultati dei loro esperimenti, condotti su un centinaio di pranoterapeuti, confrontandoli coi risultati ottenuti da soggetti normali e con le prove in bianco. I loro dati mostrano una significativa modificazione (in media) della velocità di precipitazione del bismuto ossicloruro da parte dei soggetti pranoterapeuti, mentre i controlli ed  i  soggetti normali  forniscono  risultati  sovrapponibili,  cioè molto  simili. La realizzazione pratica di questi esperimenti richiede una buona manualità e riproducibilità delle condizioni sperimentali.
In particolare sarebbe stato meglio realizzare gli esperimenti in condizioni tali da minimizzare gli effetti di interferenza dovuti a campi elettromagnetici e radiazioni ionizzanti naturali che sono suscettibili di modificare sensibilmente la velocità di precipitazione dei colloidi. Ciò nonostante, i risultati complessivi di questa sperimentazione sono molto interessanti e meritevoli di ulteriore attenzione.
Essi indicano con chiarezza che i pranoterapeuti possono agire su un sistema chimico particolare (come i colloidi) modificando un parametro chimico-fisico, senza contatto diretto.

TEST SU SISTEMI BIOLOGICI

Test sulla velocità  di sedimentazione del sangue

La velocità di eritro-sedimentazione (VES), cioè la velocità con cui gli eritrociti sedimentano spontaneamente separandosi dal siero, è stata utilizzata da Ansaloni e Vecchi (1991) come ulteriore metodo per verificare le capacità dei pranoterapeuti.
Lo scopo era quello di tentare un approccio sperimentale che passasse da sistemi inorganici, come il colloide all’ossicloruro di bismuto, a colloidi decisamente biologici, come il sangue.
I soggetti dovevano trattare a distanza le provette contenenti sangue umano, passando per un certo tempo le loro mani sopra le provette. Il test di sedimentazione veniva successivamente effettuato esprimendo il risultato secondo  l’ indice di Katz.
Una analoga serie di misure di controllo veniva effettuata sugli stessi campioni di sangue, che non erano stati trattati dal pranoterapeuta. Anche in questo caso gli sperimentatori hanno riportato una differenza significativa della velocità di sedimentazione fra campioni di sangue trattati e non trattati, osservando nella maggior parte dei casi un aumento dell’indice di Katz.
Quindi i risultati sono stati congruenti con quelli ottenuti coi collodi inorganici. Ansaloni e Vecchi interpretano questi dati in termini di "bioenergia" che agisce su strutture molto sensibili a deboli effetti chimico-fisici quali i colloidi. lo preferisco interpretare questi risultati col concetto più generale di psicocinesi, cioè azione diretta della mente sulla materia, poiché gli effetti psicocinetici sono stati riportati in letteratura scientifica su una grande varietà di sistemi fisici, quali il decadimento di atomi radioattivi, le microsfere di polistirolo, i circuiti elettronici, i colloidi inorganici, fino ai sistemi biologici (sangue, microrganismi, semi, piante, ed animali).

Test dell’azione a distanza sulla velocità di crescita di semi e piante

In letteratura sono stati riferiti molti esperimenti di questo tipo, per esempio possiamo citare Loehr (1959); Grad, (1965); Miller, (1978).
I soggetti che tentavano di influenzare la crescita di semi e piante erano persone qualsiasi, peraltro ben motivate psicologicamente, ed anche pranoterapeuti.
I risultati riportati mostrano che è effettivamente possibile, mediante la sola azione mentale, influenzare la velocità di crescita di semi e piante, nel senso generalmente di favorire un più veloce sviluppo dei semi o delle piante.
Tipicamente gli esperimenti sono condotti preparando un certo numero di vasetti contenenti semi di piante a crescita veloce (esempio: fagioli) avendo cura di creare e mantenere delle condizioni di umidità, temperatura, e illuminazione molto omogenee fra due gruppi eguali di vasi. Il primo gruppo viene giornalmente “trattato” da uno o più sensitivi-pranoterapeuti per almeno 20 minuti, alla distanza di almeno un metro, per circa due settimane.
L’altro gruppo di controllo non riceve il trattamento prana, ma solo le stesse cure ordinarie riservate a tutti i vasetti.
La valutazione dei risultati si effettua documentando per via fotografica o altro la velocità di crescita dei due gruppi di semi o piantine.
A mio giudizio questo è un test molto sensibile, ma richiede tempi di esecuzione piuttosto lunghi (almeno due settimane) per poter seguire la crescita dei semi trattati dal pranoterapeuta rispetto al gruppo di semi di controllo. È  assolutamente necessario assicurare una elevata omogeneità delle condizioni ambientali ai semi in modo da eliminare differenze di crescita dovute a cause diverse dall’azione prana.
Per ovviare a queste difficoltà si potrebbe adottare un altro metodo che ho descritto in esperimenti che ho condotto diversi anni fa (Giroldini, 1986).
In quegli esperimenti descrivevo un procedimento consistente nel misurare, con un opportuno strumento, la debole attività elettrica presente sulle foglie delle piante.
Questa attività elettrica spontanea, che per certi versi ricorda l’attività EEG, ma ha ovviamente un significato bioelettrico molto diverso, può essere misurata con continuità, e quindi è possibile misurare il valore medio in una certa pianta in un certo intervallo di tempo, e poi chiedere ad un sensitivo di cercare di aumentare questo valore, per esempio durante 5 minuti, mediante una azione mentale a distanza.
Gli esperimenti che ho eseguito nel 1986 in questo modo, hanno mostrato che effettivamente si può ottenere un aumento dell’attività elettrica spontanea sulle toglie per semplice concentrazione mentale.
Se si ha cura di eseguire correttamente l’esperimento, schermando in una gabbia di Faraday le piante, e misurando l’attività elettrica prima e dopo l’azione prana, si può disporre di un test dì accettabile velocità di esecuzione e sensibilità.
È un test che assomiglia molto alle reali condizioni operative del pranoterapeuta perché agisce su un sistema biologico vivente, con la completa esclusione del famigerato “effetto placebo” (o suggestione) che inquina sempre qualunque azione prana su di una persona.

Test dell’azione a distanza su animali da laboratorio

Questo test si basa su animali da laboratorio (in genere topi o ratti) a cui viene indotta una ferita (per esempio un edema sottocutaneo), che il pranoterapeuta dovrà curare a distanza senza mai toccare gli animali.
Un esperimento di questo tipo è stato descritto da Bellentani et al. (1987) sui topi, mentre Wirth et al. (1992) hanno descritto esperimenti condotti con salamandre a cui furono amputati gli arti anteriori (in questi animali le zampe ricrescono spontaneamente). In entrambi gli esperimenti i pranoterapeuti riuscirono ad accelerare la guarigione negli animali da loro trattati.
Il test si esegue su due gruppi eguali di animali, di cui solo un gruppo viene trattato dal sensitivo allo scopo di accelerare la guarigione, l’altro funge da controllo. Il tempo di esecuzione è di un paio di settimane circa, con trattamento giornaliero.
Si richiede la collaborazione di un biologo o di un medico che sappia come trattare gli animali, come indurre la ferita e decidere un valido procedimento per misurare la velocità di guarigione.
Il test si presta bene per valutare le capacità pranoterapeutiche di un soggetto, escludendo completamente l’effetto placebo, ma richiede che il lavoro sia ben condotto sperimentalmente da persone esperte, in un laboratorio attrezzato.
Questo test è quello che più assomiglia alle reali condizioni operative del pranoterapeuta, ma non è facilmente eseguibile in tempi brevi, e neppure per un numero elevato di soggetti (quanti animali e quanto tempo occorrerebbe impegnare?).

CONCLUSIONI

Da questa breve disamina, emerge che oggi sono disponibili (in linea di principio) una grande varietà di test per valutare le reali capacità pranoterapeutiche di un soggetto.
Ciascun metodo presenta vantaggi e svantaggi, alcuni sono veloci, ma indiretti, quelli più diretti (come l’ultimo descritto) sono troppo complessi per essere eseguiti correntemente, per questi motivi le varie Associazioni di pranoterapeuti continueranno ad utilizzare principalmente il metodo Kirlian, poi l’analisi EEG, ed anche altri metodi che qui non ho descritto perché penso che non abbiano alcuna relazione con le capacità pranoterapeutiche.
ALTRI CENNI SCIENTIFICI SULLA BIOPRANOPRATICA - PRANOTERAPIA*

A tutt’oggi  pochi sanno che anche la pranoterapia è stata sottoposta ad una ferrea ricerca scientifica e che i risultati ottenuti sono confortanti, ma come accade spesso nella ricerca, i passi iniziali sono stati mossi soprattutto negli Stati Uniti e nel Canada ove i risultati non si sono fatti attendere:

Il dr. Bernard Grad, biologo della McGill University del Canada, utilizzò il pranoterapeuta Oskar Estabany per effettuare numerose sperimentazioni sui vegetali, in particolare i chicchi d’orzo, per cui alcuni flaconi vennero riempiti di una soluzione di cloruro di sodio all’1% sterile.  Metà dei flaconi furono trattati con la pranoterapia e l’altra metà restò invariata. Le piantine vennero innaffiate in parte con la soluzione trattata ed in parte con quella non trattata ed infatti le piantine che si abbeverarono alla soluzione trattata con la pranoterapia, crebbero più rigogliose.

Il dr. B. Grad inoltre sperimentò la pranoterapia su topolini da laboratorio:  utilizzando 300 cavie, di cui 100 trattate con pranoterapia da Estabany, 100 trattati da una persona non pranoterapeuta e 100 non trattati da alcuno. I risultati diedero modo di constatare che le ferite dei 100 topolini trattati con la pranoterapia si rimarginarono e guarirono molto più velocemente degli altri due gruppi di 100 topolini ciascuno, inoltre il gozzo di alcuni topolini, prodotto artificialmente, fu guarito prima con la pranoterapia di quello provocato agli altri curati con le terapia mediche classiche.

L’elettrochimico Douglas Dean, membro dell’Istituto di Psicologia Umanistica del Newark College of Engineering del New Jersey, riprese in esame gli esperimenti di O. Estabany e riscontrò che la soluzione trattata aveva subito un mutamento della distanza dei legami idrogeno-ossigeno, che sono i legami di una molecola d’acqua con quelle che si trovano attorno ad essa, e appurò che tale modificazione si mantenne inalterata anche dopo tre anni di distanza dall’esperimento, per cui riprodusse  l’esperimento  con un altro sensitivo ottenendo lo stesso risultato.

A New York la dr.ssa Krieger, della scuola infermieri, utilizzò Estabany per influenzare l’emoglobina (il pigmento di sangue che serve a trasportare ossigeno).  In ben 16 pazienti da lui trattati si riscontrò che il fermento sanguigno aumentò in maniera considerevole.
Suor Justa Smith, sperimentatrice laureata in biochimica e preside della facoltà di scienze naturali del Rosary Hill College di Buffalo (N. Y.) utilizzò anch’essa Estabany per sperimentare su un soggetto con campioni di tripsina e vi riscontrò una crescita abnorme, come se la tripsina fosse stata sottoposta a un enorme campo magnetico.

Ma anche in Italia, soprattutto negli ultimi anni, non sono mancati gli studiosi seri che hanno voluto sperimentare e in particolare a Milano i ricercatori Alberto Ansaloni – Patrizia Vecchi – E. Eberle, hanno prodotto modificazioni della VES indotte da campi bioenergetici umani, sperimentando presso il Centro di Ricerche di Bioclimatologia Medica dell’Università degli Studi di Milano.  La sperimentazione in sostanza è stata effettuata su campioni di sangue umano in pipette, in relazione alle sostanze colloidali presenti nel sangue e da ciò si è evidenziata che la velocità della sedimentazione si è modificata.

L’esperimento è stato poi riprodotto alcuni anni dopo, ma al posto del sangue umano, è stata utilizzata dell’acqua nella quale erano presenti sostanze colloidali dell’oro, per verificare se avrebbe potuto realizzarsi un processo chimico analogo alle prime sperimentazioni.
Tale esperimento ha comportato l’intervento di 50 soggetti pranoterapeuti e 50 soggetti non pranoterapeuti, ciascuno dei quali ha ripetuto due volte lo stesso esperimento, portandolo perciò al valore di 100 sperimentazioni, aggiungendo 100 campioni di acqua che non ha subito trattamento alcuno.

In sintesi:100 campioni trattati da pranoterapeuti, 100 campioni da non pranoterapeuti e  100 campioni in bianco (non trattati) e i risultati ottenuti hanno messo in evidenza che la bioenergia ha agito variando la struttura della miscela del colloide trattato, rispetto a quello sviluppato in assenza di bioenergia, producendo anche l’effetto insospettabile di modificare la colorazione dell’acqua.

Sulla Rivista MINERVA MEDICA – vol. 77 – edita il 7 Aprile 1986, è stato pubblicato un   intero volume di ricerca e sperimentazione pranica di cui si forniscono alcuni accenni:

- Dall’esame istologico di tessuto disidratato mediante la pranoterapia (il termine usato dai pranoterapeuti è: mummificazione) e dalle risultanze ottenute nel Laboratorio di Antropologia – Dipartimento di Biologia Animale – Università degli studi di Torino dai ricercatori dr. E. Rabino Massa e dr. M. Reddavid, si evidenziano le similitudini con i tessuti prelevati da mummie egiziane  studiate dagli stessi ricercatori.

- Quadri istologici di parenchima epatico (fegato) di coniglio dopo trattamento pranico studiati dal dr. A. Donna, primario del Servizio di Anatomia e Istologia Patologica dell’Ospedale Provinciale di Alessandria, hanno evidenziato un ritardo altamente significativo nella comparsa dei fenomeni putrefattivi.

- Pranoterapia e rilievi teletermografici,  condotti  dal dr. P. Trapani – Primario radiologo del Dispensario Centrale di Igiene  Sociale di Torino-  lo hanno portato a concludere che le mani del pranoterapeuta presentano una ipertermia che non si verifica nelle mani dei non pranoterapeuti.  Inoltre le zone trattate mostrano una costante in aumento di ipertermia, anche indipendentemente da sensazioni soggettive di calore.

Le fotografie sono pubblicate su “Minerva Medica” vol.77 n. 14-15 – 7 aprile 1986

     

Sempre il dr. A. Donna ha effettuato esperimenti di esposizione pranica in larve di Tenebrio Molitor ed ha concluso suggerendo ulteriori ricerche e valutazioni, ma ponendo comunque in evidenza un’azione obiettivamente valutabile sui tempi della metamorfosi delle larve.

Ma anche a Napoli e più precisamente nell’Ospedale Monaldi vi è un’equipe medica capeggiata dal dr. Gerardo Ciannella, vice-primario pneumologo, che sta operando nella direzione della ricerca e più precisamente sperimentando con la teletermografia, riportando dei risultati come quelli già pubblicati a Torino.
 
         

Le tre immagini in sequenza sono state realizzate in elettro-termografia (sempre tratte da “Minerva Medica”) evidenziano il dorso di un bimbo prima, durante e dopo il trattamento di pranoterapia, durato esattamente 10 minuti.

A quanti Hertz lavorate?

Tutta la comunità scientifica riconosce che noi emettiamo vibrazioni elettromagnetiche, che non sempre sono uguali ma si trasformano in base al nostro stato di salute, all’umore, ai pensieri che noi formuliamo.

Lo scienziato Bruce Tanio, dell’Università di Washington, nel 1992 realizzò il BT2, il primo misuratore e registratore di frequenze, con il quale poté stabilire il rapporto tra le frequenze, appunto, e lo stato di salute.
Nella tabella potete leggere i valori di una persona sana, quelli che sopravvengono in caso di malattia e alcune sostanze o situazioni che possono alzare o abbassare il livello delle frequenze.
La frequenza è il flusso continuo misurabile di energia elettrica tra due punti
Il numero di oscillazioni in secondi è misurato:

Cervello umano 72 – 90 MHz

Corpo umano 62 – 78 MHz

Sintomi del raffreddore 58 MHz

Infiammazioni gravi 52 MHz

Cibi in scatola 0 MHz

Cibi freschi 15 MHz

Erbe medicinali secche 12 – 22 MHz

Erbe medicinali fresche 20 – 27 MHz

Oli essenziali 52 – 320 MHz

I pensieri negativi - le frequenze diminuiscono di 12 MHz

I pensieri positivi - le frequenze aumentano di 10 MHz

La preghiera o meditazione - le frequenze aumentano di 15 MHz

*(cit. ALARO)

Il Chirtest del Dott. Luigi Lapi

Il risultato delle ricerche effettuate dal Dott. Luigi Lapi, con il Chirtest indica con estrema chiarezza, nel nostro prana, la presenza e la funzione delle onde a bassa frequenza (cerebrali e Chirofrequenze) più conosciute.
I test condotti dal Dott. Lapi misurano in simultanea, con un encefalogramma doppio, ciò che avviene tra operatore ed assistito prima-durante-dopo la somministrazione del prana.
Ma è soprattutto nella fase del dopo che dobbiamo porre la massima attenzione:
dai tracciati del Chirtest si evince – comparando con il prima – che “qualcosa “ è successo nel cervello del paziente; “qualcosa” che permane anche dopo l’applicazione. Questo “qualcosa” altro non è che l’effetto prodotto dalle Chirofrequenze praniche a bassa frequenza (simil-Alfa).
Siamo in presenza di effetti indotti – per risonanza vibratoria – da onde a bassa frequenza emesse dal terapeuta .
Le modificazioni avvengono anche nell’encefalogramma dell’operatore, ma molto più interessante e significativo da notare sono le loro similitudini e analogie con i tracciati relativi alle Chirofrequenze delle mani.
Questo spiega il funzionamento del meccanismo dell’emissione pranica, così come abbiamo descritto in precedenza: dalle onde Alfa si arriva alle Chirofrequenze … Inoltre la grandezza delle variazioni indotte nell’encefalogramma del paziente – e la loro tipologia – serve altresì per determinare la valenza bioenergetica di un operatore rispetto ad un altro.
Il Chirtest misura anche l’avvenuto aumento di temperatura corporea nelle mani e nel cranio.








Analisi delle facoltà con il sensore Karnak
di Luciano Muti - Anpsi

Quando un Guaritore appone le sue mani sull’organismo di un ammalato, spesso questa persona percepisce ciò che è comunemente definito “calore”.
In fisica l’energia prodotta dall’urto di più elettroni che vengono trasmessi dalle mani attraverso stimoli cerebrali all’organismo dell’ammalato, viene definita “effetto Joule”.
Il detector energetico dinamico detto sensore Karnak è in grado di captare l’emissione e la sottrazione bioelettrica dalle mani del pranoterapeuta ad una distanza di 1-10-20 cm., e l’emissione elettromagnetica (biofotoni)  trasmessa dai neuroni cerebrali per Biorisonanza ad una distanza di 1-10 metri, senza alcun tipo di collegamento con il corpo o con la testa della persona analizzata.
Si possono in questo modo documentare le facoltà dei Guaritori, il loro grado di potenzialità del flusso bioradiante ed il risultato terapeutico ottenibile.
I meccanismi energetici che permettono di ripristinare la salute ottimale dell’ammalato tramite le facoltà pranoterapiche seguono le leggi della Psicobiofisica, la Scienza fondata dal famoso scienziato Ing. Prof. Dr. Marco Todeschini, proposto più volte per il Premio Nobel per la Fisica.
Egli ha dimostrato come ogni azione nell’uomo sia in funzione di tre componenti: Psichica, Biologica e Fisica. Nell’attività terapeutica del Guaritore completo, queste azioni devono essere tutte elevate.
Durante una seduta il pranoterapeuta effettua contemporaneamente:
a) una trasmissione di biofotoni dal cervello con effetto di Biorisonanza nell’ammalato;
b) una trasmissione del flusso bioradiante dalle mani con:

- emissione di plasma biologico composto da attività biochimiche appartenenti al proprio organismo;
- emissioni bioelettriche che stimolano le attività cellulari organiche, riattivandone la funzionalità;
- assorbimento di energie bioelettriche e biochimiche negative dovute ad eccessi elettrodinamici o elettrostatici, che condizionano la funzionalità dei vari organi.

TRASMISSIONE   DEL   FLUSSO   BIORADIANTE

Ogni funzionalità organica, viene riattivata dal Guaritore con una triplice azione:

1) PSICHICA – per Biorisonanza Cerebrale il Guaritore trasmette ad ogni secondo dei biofotoni all’attività cerebrale e cellulare organica del paziente; vale a dire dei campi elettromagnetici pulsanti e penetranti, di potenzialità variabile nelle varie frequenze, specialmente fra 0,5 – 25 Hz.
Questa azione stimola nel paziente una ripresa ormonale, cellulare e funzionale in ogni organo; quando si riduce anche una sola di queste attività, subentra la disfunzione che, persistendo, porta alla malattia.

2) BIOLOGICA – per via transdermica (come avviene per i cerotti applicati al corpo); il Guaritore apponendo le mani sul paziente trasferisce, attraverso i suoi meridiani energetici, le attività chimiche utili a ripristinare le funzioni organiche. Le verifiche di laboratorio eseguite presso l’Università degli Studi di Milano nella Facoltà di Bioclimatologia dai Ricercatori Prof. Ansaloni e Prof.ssa Vecchi lo confermano. Si è potuto documentare che il plasma biologico emesso dal Pranoterapeuta riequilibra le attività colloidali presenti nell’organismo ammalato e riattiva le funzionalità organiche.

3) FISICA – mediante la trasmissione di elettroni dalle mani del Guaritore, con azioni più o meno intense e prolungate, utilizzando speciali tecniche e metodiche necessarie a normalizzare l’attività bioelettrica cellulare nel paziente. Si è potuto constatare che gli elettroni emessi dal pranoterapeuta con particolari stati mentali Delta, sono più veloci e penetranti; mentre con stati mentali Theta o Alpha sono lenti, superficiali ma più radianti.


La teletermografia dinamica

Agli aspetti termici delle emissioni del prana si è dedicato in particolare il Dott. Gerardo Ciannella. Aiuto Primario di Pneumologia presso l’Ospedale Monaldi di Napoli e pranoterapeuta, ha ivi creato un Gruppo di Ricerca Bioenergetica – formato da Medici specialisti ospedalieri – che infrarossi, cerebrale, delle onde delta, theta, alfa, producono nell’assistito fisiologiche che interessano cellule, organi e nell’arco di anni tra il 1989 e il 1993 ha condotto ricerche ed esperienze volte a studiare le variazioni di temperatura delle mani e dell’epidermide frontale durante l’atto terapeutico.
Le rilevazioni condotte per mezzo di un Teletermografo dinamico (e successivamente con una telecamera computerizzata a raggi infrarossi) hanno dimostrato che nelle zone da cui fuoriesce l’irraggiamento pranico si possono raggiungere variazioni di temperatura anche di quattro gradi, rispetto alla restante temperatura corporea.
Le ricerche del Dott. Ciannella, raccolte nel volume “Pranoterapia: dall’energia della mente al potere delle mani”, sono giunte anche alle seguenti altre importanti conclusioni:

1. esistono variazioni di temperatura da mano a mano, con maggiore temperatura della destra;
2. avviene un riscaldamento epidermico anche a livello frontale e dello stomaco;
3. la pelle è il luogo maggiormente deputato,data la sua struttura,per la ricezione e l’assorbimento del prana;
ma soprattutto che:
4. l’emotività e le tensioni emotive determinano sensibili variazioni nel riscaldamento dovuto alle emissioni infrarosse;
5. in condizione di rilassata disposizione terapeutica (cioè di amore terapeutico) le immagini termiche sono più definite; mentre in stato di ansia o paura le immagini termiche risultano confuse.

Questo si spiega con il fatto che la condizione di rilassata disposizione terapeutica induce una produzione di onde Alfa cerebrali e conseguenti Chirofrequenze a bassa frequenza ( le simil- Alfa del Dott. Lapi) che organizzano le emissioni infrarosse.

Evento che concorda con quanto ipotizzato e sperimentato dal Dott. Lapi con il Chirtest: cioè la presenza – per la banda degli Infrarossi – di treni d’onda coerenti resi tali dalle basse frequenze (Biolaser).

Le esperienze del Dott. Ciannella si sono poi estese anche alla rilevazione simultanea – durante le applicazioni – delle variazioni termiche e dell’encefalogramma (EEG), sia dell’operatore e sia dell’assistito.

A questo punto è possibile avere un po’ più chiaro in mente il meccanismo psico – fisiologico – energetico che si mette in funzione quando il terapeuta inizia l’opera curativa.
Abbiamo anche compreso che la presenza di un aumento di temperatura (a livello soprattutto delle mani) e la presenza di una variazione dell’encefalogramma, sia del terapeuta e del paziente, ci consentono di affermare, con un buon margine di certezza, che due tra le componenti del flusso pranico sono sicuramente:

– le onde ad alta frequenza (in gran parte Raggi Infrarossi, ma anche – a mio avviso – Raggi Ultravioletti e debolissime radiazioni visibili)
– le onde a bassa frequenza (cerebrali e simil-Alfa)

Per capire meglio il tipo di azione ad reparandam omoeostasim che svolge il prana è necessario analizzare le caratteristiche e l’azione specifica sull’organismo umano di ognuna di queste due sue componenti. Alla luce di ciò possiamo così riassumere alcune conseguenti proprietà del prana:

– proprietà omeostatica, per il riequilibrio, il mantenimento ed il ripristino di tutte le funzioni metaboliche e vitali, generata complessivamente dalle basse frequenze (ma non solo);
– proprietà antidolorifica (antalgica, analgesica, anestetica ed antinevralgica), che si svolge – tra l’altro – stimolando la produzione di bio-endorfine ed agendo contemporaneamente su talamo ed ipotalamo per attenuare la sensibilità e la percezione del dolore.

L’azione anestetica è sostenuta anche dal calore primo (infrarosso) e secondo (basse frequenze) in azione congiunta sulle terminazioni sensitive dei nervi, attenuando così la sensazione dolorifica. Inoltre il maggior flusso sanguigno prodotto, elimina le tossine accumulate con riduzione del dolore e rilassamento muscolare;

– proprietà termica/vasodilatatrice/dinamizzante, che ha prima di tutto un effetto ipotensivo generale; oltre a ciò il calore, dilatando i vasi capillari, facilita l’afflusso del sangue e quindi di ossigeno e di elementi nutritivi insieme ad un aumento localizzato della temperatura del derma. Tutto ciò dinamizza il buon metabolismo cellulare;
– proprietà antinfiammatoria,riferibile al maggior afflusso sanguigno prodotto dalla vasodilatazione (per effetto termico), che elimina nel contempo, come prodotti di rifiuto, umori vari, pus e tossine accumulatisi nel caso di infiammazioni;
– proprietà depurativa, nelle zone più esposte all’irraggiamento pranico, dove si registra – con l’aumento della temperatura locale – anche una maggior attività delle cellule sudoripare con conseguente aumento della sudorazione e relativa maggior eliminazione di tossine;
– l’azione antibatterica/antisettica/sterilizzante, con aumento della resistenza alle infezioni, dovuta alla maggior produzione di anticorpi da parte delle cellule del derma (in particolare per l’irraggiamento di Bio – Ultravioletti);
– l’azione cicatrizzante, per l’aumento del fibrinogeno che un colloide del sangue;
– l’azione rilassante delle fibre muscolari;
– l’azione ricostituente/energizzante e tonificante generale che favorisce l’appetito e il sonno, diminuendo la tensione nervosa (in particolare per l’irraggiamento di Bio-Ultravioletti e di basse frequenze);
– l’azione nelle patologie psico-somatiche, con la soluzione dei blocchi energetici e psico-fisici;
– l’ azione di stimolo per la produzione della vitamina D,tramite le trasformazioni chimiche del colesterolo (indotte dai Bio-Ultravioletti).



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